|
“IL PANE NUDO” di Rachid Benhadj
Mohamed è un bambino come tanti altri, ma la sua famiglia è povera, il padre alcolizzato e violento, la madre costretta a lavorare per mantenere tutta la famiglia. Gli anni Cinquanta in Marocco sono difficili, non c’è spazio per l’infanzia, il gioco e la spensieratezza di cui dovrebbero godere tutti i bambini del mondo.
Mohamed cresce in fretta, lascia la famiglia, inizia a vagare tra i vicoli e le strade, di notte, alla ricerca di cibo, di un riparo, di una serenità che riesce a trovare solo in una squallida sessualità malata, frequentando i bassifondi e i luoghi più malfamati della città di Tangeri, come molti altri bambini della sua età.
Nel frattempo il Marocco si sta svegliando dal lungo sonno coloniale e grandi manifestazioni di protesta cominciano a scuotere il paese. Ormai ventenne, partecipa alle sommosse politiche, e a causa di una retata, si ritrova in prigione. Compagno di cella, un detenuto politico intento a scrivere sul muro una poesia. Da quel momento sente il bisogno di imparare a leggere scrivere: è l’inizio di una nuova vita. Nasce la rabbia necessaria per liberarsi da una miseria ancora più grande: quella dell’ignoranza e dell’analfabetismo.
Si iscrive alla scuola pubblica, e diventa maestro elementare. Per insegnare ad altri bambini ad imparare a fuggire dalla miseria. Mohamed Choukri diventerà il più grande scrittore del Marocco moderno iniziando la sua produzione letteraria proprio con il libro “Il pane nudo” , dal quale è stato tratto il film.
|